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AlchimiA Group

AlchimiA, la storia

La storia del gruppo Alchimia per certi versi somiglia a quella di molte altre band che nascono e muoiono a velocità supersonica a causa dei numerosi problemi psicologici, tecnici ed economici che si trovano inevitabilmente ad affrontare.

La creazione di un complesso rock è infatti estremamente facile: bastano pochi musicisti, anche alle prime esperienze, una buona dose di entusiasmo, qualche bagaglio musicale, la voglia di confrontarsi e il gioco sembra fatto. Solo che il confronto, da musicale diventa presto umano e così emergono anche problematiche tipiche della psicologia di gruppo, problemi che non hanno risparmiato nemmeno gli Alchimia.

Il gruppo nacque nell’ormai lontano 1987 dall’impegno di quattro ragazzi: un italiano, un inglese e due francesi di origini italiane di età compresa tra i 20 e i 30 anni, tutti alle prime armi ma mossi da un invidiabile entusiasmo. Nemmeno il bagaglio musicale e l’ispirazione mancavano.

Così, passo dopo passo ebbe inizio l’avventura, con le ripetizioni serali in una vecchia casa disabitata situata in una zona isolata dell’Appennino parmense. Dopo pochi mesi i primi timidi concerti tra amici, poi i primi veri confronti col pubblico condividendo la scena con altri gruppi locali emergenti. Successivamente, l’esperienza dello studio di registrazione e la produzione di un demo contenente 13 brani di propria composizione che proponevano un rock particolare perché ispirato a correnti molto distanti tra loro, come quella punk/new wave, quella psichedelica/cosmica, passando dal rock francese e dal pop italiano. Risultato, un sound originale, esageratamente distorto e carico di effetti e… cantato in italiano.

Un novità assoluta per quei tempi, ma che da li a poco sarebbe stato riproposto con successo dai più noti Litfiba. Il metodo degli Alchimia era semplice, ancorché non proprio facile da attuare: ritrovarsi in tutta amicizia, cercare di trasformare i propri stati d’animo prima in musica (da lì il senso del nome adottato dal gruppo in quanto lo scopo degli antichi alchimisti era appunto quello di trasformare la materia vile o massa confusa in aurum non vulgi) e poi di accompagnare quest’ultima a testi coerenti. In tutta spontaneità e libertà. Per cui, se lo stato d’animo era rabbia, come era capitato quella volta dopo essere stati multati ingiustamente dai carabinieri, la musica e il testo dovevano sfogare e, anzi, esaltare tale emozione. In quel caso le parole potevano farsi dure, violenti, solo apparentemente volgari. Così è nata Compri spendi, canzone dalla musica tiratissima e dal testo volutamente grezzo, ma anche dotato di autentiche venature anarchiche secondo la migliore tradizione punk.

Se lo stato d’animo era più introspettivo o legato alla ricerca spirituale, allora il testo poteva attingere a fonti filosofiche e addirittura psicoanalitiche. Sino a toccare punte di vero misticismo con Om, il vocabolo sacro al quale la filosofia indù attribuisce la creazione dell’universo.

Om

Om

Om

Vieni ti stavo aspettando

È da tanto tempo

Che ti stavo aspettando

Ora sono pronto

Ora

Ora

Insomma, uno stile complesso, non proprio commerciale, il cui inquadramento era reso ulteriormente difficile dalla voluta assenza di artifizi esteriori. In scena i componenti del gruppo andavano infatti vestiti con gli stessi indumenti di tutti i giorni, rifiutando di lavorare sulla loro esteriorità. Questa consapevolezza, forse non capita appieno dal pubblico, di volere di più e di stare vivendo una esperienza interiore particolare, si esprimeva anche attraverso slogan particolarmente azzeccati quali “la nostra immagine è quella di non avere immagine” e “Alchimia, un rock per tutti e per nessuno”. Niente a che vedere, quindi, con l’esibizionismo e il narcisismo caratteristici di molte formazioni nel campo della musica e dello spettacolo.

Col senno di poi, ci si può chiedere se una simile strategia non fosse legata all’esigenza di attuare un sacrificio simbolico e se questi non fosse destinato a fallire. Non mi riferisco qui al fin troppo prevedibile insuccesso esteriore, ma bensì alla morte dell’atteggiamento superficiale, alla deposizione della Maschera sull’altare dell’Anima (secondo C.G. Jung, l’atteggiamento rivolto verso il mondo interiore). In giovane età, così come in certi ambienti, il desiderio di ottenere riscontri e riconoscimenti da parte del mondo esteriore è spesso intenso e finisce facilmente per svuotare di senso ogni discorso più autenticamente creativo. Trovare la giusta miscela tra esteriorità e interiorità è riservato alla maturità. Una facilitazione in questo senso può essere rappresentato dalla fortuna di incontrare sul proprio cammino l’interesse di un manager competente e serio che possa indirizzare il gruppo nella giusta direzione e mediare i tanti conflitti che inevitabilmente in esso si esprimono. Figura sulla quale gli Alchimia, purtroppo, non hanno potuto contare.

Il testo forse più originale, o che comunque rende maggiormente onore allo stile “alchemico” del gruppo, è quello della canzone Mysterium coniunctionis, il cui titolo rimanda alla omonima opera dello psicoanalista Carl Gustav Jung.

Da solo non mi annoio più

Da solo non esisto più

I conti ora c’inquadrano

E anche le mani s’incrociano

Uno dopo l’altro

Ci scambiamo le menti

E dopo qualche giro

Ci ritroviamo ognuno a quattro cilindri

A mescolare sensazioni a sentimenti

E pensieri ad intuizioni

Fra tante formule magiche

Fra gli elementi incandescenti

Sostenuti dai quattro venti

Solo per gioco c’incrociamo

E neonati sempre rimaniamo

Calati nel nostro laboratorio

Oscuri contenuti

Infrangendo la realtà

s’innalzano in note d’oro

A mescolare sensazioni a sentimenti

E pensieri ad intuizioni

Quattro sono le funzioni psichiche fondamentali e il numero della totalità psichica secondo C.G.Jung. Quattro sono i punti cardinali, quattro sono le forze fondamentali dell’universo… e quattro erano anche gli elementi (le menti) del gruppo Alchimia!

(fine della prima parte)

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